I Gerani
Daniela Borsatto Canu
Via Mameli 7
08020 POSADA (NU)
tel.fax. 0784854415
estero +39784 854415
cell. +393482604052
cell. +393494121801
e-mail
 

RICETTE DI SARDEGNA

PRIMI - SECONDI - DOLCI - FORMAGGI


FORMAGGI:

Quando pensiamo a questa bellissima isola, immediatamente abbiamo negli occhi lo splendido mare che tutto il mondo ci invidia!
Fra i tesori che possiamo scoprire visitandola, oltre alla natura, alla storia e all’artigianato, la Sardegna possiede un enorme patrimonio eno-gastronomico, ricco e completo, che tocca il suo culmine con la grande varietà di formaggi di pecora.
Anche se nelle nostre città ora possiamo trovare una buona selezione di formaggi,il mio consiglio è di andare ad assaggiarli in loco.
Oltre a godere degli splendidi luoghi e della cordialità del popolo sardo potrete gustare l’intera gamma dei prodotti caseari: caprini in purezza (terra di pecore per eccellenza: ce ne sono più di sette milioni!), misti, freschi ed a vari stadi di stagionatura e magari avere l’occasione di parlare direttamente con il produttore.


FORMAGGI


Caprino a latte crudo:

Dopo aver portato il latte alla temperatura di 3° C, si inserisce il caglio di capretto.
La cagliata avviene dopo circa 30 minuti e viene rotta spesso con le mani per ottenere dei grani piccoli come chicchi di riso.
Generalmente viene data una forma tronco-conica.

Fiore sardo Dop:

Formaggio di origine antichissima risale al periodo nuragico, quindi bimillenario, poiché è realizzato con latte crudo della razza autoctona sarda che discende direttamente dal muflone. E’ prodotto, nella quasi totalità, tradizionalmente dai pastori nei loro caratteristici rifugi di montagna, costruzioni che presentano un focolare al centro. Ed è la presenza di questo focolare che conferisce un caratteristico sentore di affumicato al formaggio quando questo viene prodotto secondo la tradizione. Durante la maturazione le forme, a volte, subiscono un trattamento con grasso di pecora conferendo alla crosta una colorazione marrone scuro.

GranSardo:

L’ultimo nato nella grande famiglia dei grana arriva da una zona inaspettata: la Sardegna! Inaspettata non per la produzione di formaggi, anzi, fra i migliori nazionali, ma perché il grana non è per tradizione un formaggio di questa meravigliosa isola.
Alla fine degli anni Novanta il Pecorino Romano, grande prodotto realizzato principalmente in Sardegna, subisce una forte crisi produttiva dovuta a due principali fattori: il crollo della richiesta del formaggio da parte degli Stati Uniti e l’abolizione dei contributi europei per la produzione dello stesso. Che farne di quella grande quantità di latte impiegata per il Pecorino? Ed ecco dal gran senso pratico dei sardi e dalla loro sapienza casearia nascere un nuovo prodotto, quasi una sfida, il GranSardo.
Essendo realizzato con latte di pecora il gusto è completamente diverso dai tradizionali grana prodotti con latte vaccino, ma sorprende la particolare dolcezza dovuta al pascolo della Macchia Mediterranea. E’ assolutamente da provare anche se pur essendoci una grande abbondanza di latte se ne producono solo 2000 forme all’anno, risultando abbastanza difficile reperirlo nei negozi.

Pecorino di Osilo:

La lavorazione e la stagionatura vengono condotte artigianalmente presso l’azienda o l’abitazione del pastore. Si utilizzano caldaie in rame stagnato in cui viene trasformato solitamente il latte proveniente dalla mungitura della sera e del mattino.
La coagulazione del latte, alla temperatura di 36-37° C, prevede l’impiego di caglio liquido di vitello ed avviene in 30-40 minuti. La rottura del coagulo si protrae sino a ridurre la cagliata in granuli delle dimensioni di chicco di mais; fa seguito la semicottura sino alla temperatura di 45-47° C. La massa caseosa viene quindi lasciata depositare sul fondo della caldaia e successivamente modellata sottosiero a formare un cilindro allungato. Il taglio, in tante porzioni quante sono le forme da ottenere, viene eseguito sottosiero o sul tavolo spersore. Le porzioni avvolte in un telo vengono sistemate negli stampi e sottoposte a pressatura per diverse ore. Durante questa fase vengono effettuati i rivoltamenti e, dopo alcuni di essi, l’adeguata sistemazione del telo al fine di rendere liscio il piatto della forma.
Il formaggio, salato in salamoia satura per circa 24 ore, con rivoltamento dopo 12, viene posto ad asciugare per qualche tempo e infine avviato alla stagionatura
La produzione di questo formaggio potrebbe essere aumentata e per questo Slow Food intende aiutare i pastori nella produzione di questo formaggio, invece di portare il loro latte ad altri.

Pecorino romano Dop:

E’ un formaggio storico: i legionari romani aggiungevano sempre un’oncia di pecorino alla loro razione di farro, prima di andare in battaglia!
Nato nelle campagne romane, da cui prende il nome, attualmente la quasi totalità viene prodotta in Sardegna sia per il grande numero di pecore presente nella regione sia per la presenza di aree verdi incontaminate con pascoli ricchi d’erba tenera e saporita di cui gli animali hanno bisogno, sia per la grande esperienza dei casari sardi.
La cagliata viene rotta ottenendo granuli grandi come chicchi di riso, sottoposta a cottura e portata in vasche di drenaggio per un prima spurgatura.
La pasta così ottenuta viene tagliata a blocchi e messa in stampi metallici dove subirà un’ulteriore pressatura (24 ore). Dopo aver marchiato le forme (produttore, mese e anno) si procede alla salatura a secco (solo sale) operazione che durerà due mesi.
Durante la stagionatura le forme vengono lavate con acqua e sale.
Una volta le forme più pregiate e quelle destinate all’esportazione, venivano “cappate” cioè rivestite da una pellicola scura di plastica (o protettivi per alimenti) che ricordava l’antica usanza di massaggiare le forme con la morchia o cenere.

Pecorino sardo Dop:

E’ il formaggio più tipico della Sardegna, e ne esistono innumerevoli tipi: fresco, semistagionato, stagionato, affumicato.
La salatura può essere a secco o in salamoia (quest’ultimo è il metodo più utilizzato).

Peretta:

E’ un formaggio a pasta filata confezionato, appunto, a forma di pera (assomiglia molto ad un provolone piccolo).La condizione migliore per gustarlo è dopo 4-5 giorni di stagionatura.Provatelo anche arrosto, col miele.

Ricotta gentile:

Questo tipo di ricotta viene anche chiamata “ricotta romana” poiché il siero per la lavorazione è quello risultante dalla lavorazione del pecorino romano.
Il siero riscaldato in caldaia ad 80 gradi viene continuamente mescolato.
Appena le proteine del siero, sottoforma di fiocchi bianchi, iniziano ad affiorare si arresta il movimento. Quando tutti i fiocchi sono affiorati vengono raccolti con una schiumarola e porzionati in contenitori di plastica forati.
Dopo un periodo di raffreddamento (5-10 gradi) in un’apposita camera fredda la ricotta è pronta per essere consumata.


PANE CARASAU

Popolo di pastori, sempre intenti alla cura delle greggi, ai Sardi serviva un pane che potesse durare per mesi senza deteriorarsi e che potesse mantenere a lungo gusto e fragranza. Fu così che nacque il pane carasau, o “carta da musica”, per il suo tipico aspetto a pergamena, sottilissimo e fragrante.

Come in tutte le civiltà agro-pastorali, in Sardegna il pane è considerato l’alimento principe che non deve mai mancare nella mensa quotidiana.
Popolo di pastori, sempre intenti alla cura delle greggi, ai Sardi serviva un pane che potesse durare per mesi senza deteriorarsi e che potesse mantenere a lungo gusto e fragranza. Fu così che nacque il pane carasau, o “carta da musica”, per il suo tipico aspetto a pergamena, sottilissimo e fragrante.
È formato da sfoglie circolari molto sottili, che i pastori accompagnano al formaggio di pecora o capra, si può gustare anche nella variante Guttiau, condita con olio d'oliva e sale e dorata nuovamente in forno.
Il pane carasau, fino a un centinaio d’anni fa, era il pane d’uso giornaliero delle famiglie benestanti. Le persone più modeste lo alternavano al pane d’orzo e al pane chivarju, quest’ultimo destinato al personale di servizio. Il processo di preparazione del pane carasau richiedeva la presenza di alcune donne, parenti o amiche tra loro che si riunivano portando ognuna un ingrediente.
Questo tipico pane è antico come la transumanza: durante la cottura, quando la pasta era ancora malleabile, veniva piegato nel mezzo perché potesse entrare nella bisaccia del pastore senza rompersi.
Il carasau si prepara lavorando e impastando solo farina di frumento, semola, lievito e acqua. Si prosegue stendendo la sfoglia sottilissima e si procede alla cottura nel tradizionale forno a campana di mattoni.
Sbriciolato in un buon brodo, sprigiona tutta la sua deliziosa fragranza e basta aggiungere una manciata di pecorino sardo stagionato per ottenere un'ottima zuppa.

VINI:


CANNONAU
Cannonau D.O.C.: colore rosso rubino, tendente al granato causato dell'invecchiamento; ha un intenso profumo fruttato maturo di prugne e more, talvolta speziato, etereo tendente al resinato, ampio, floreale di rosa passita; gusto secco, sapido, pieno, molto caldo; morbido; retrogusto amarognolo, leggermente tannico;

VITIGNO a bacca nera il più diffuso nell'Isola; viene prodotto nell'intero territorio della Sardegna: prevalentemente nelle Baronie, in Ogliastra, nel Nuorese e nelle zone limitrofe, nella Romangia ed in altre aree minori; tra queste meritano menzione: il Mandrolisai ed il Burcerese.

MONICA
colore rosso rubino tendente al granato; profumo fruttato (di prugne e more), vinoso intenso; gusto secco, abbastanza caldo d'alcool, tenue espressione acida, giustamente tannico, sapido, di buona morbidezza e discreto corpo. Si presta a limitato invecchiamento.
Il Monica è diffuso in tutte le province della Sardegna e particolarmente in quella di Cagliari.
E' un vino da bersi mediamente giovane per poter apprezzarne meglio il caratteristico aroma.

CARIGNANO

Carignano Rosso: colore rubino carico, brillante, tendente al violaceo; profumo intensamente vinoso, fruttato di mora di gelso, prugne e ribes, con sentori leggermente erbacei che si attenuano con la maturazione; gusto secco, caldo, sapido, pieno e persistente, leggermente tannico. Si presta all'invecchiamento.

Carignano Rosato: colore rosa tenue con riflessi violacei, odore intenso e floreale, gusto secco, sapido, adeguatamente tannico, caldo, leggermente di corpo, abbastanza morbido.
In Sardegna, il vitigno Carignano si è diffuso nella fase di ricostituzione dei vigneti, successiva all'invasione fillosserica: è coltivato prevalentemente nelle aree costiere del Sulcis Iglesiente, dove ha trovato la sua terra di elezione, nel Sarrabus, nel Terralbese e nella zona di Santa Margherita di Pula.
Predilige i suoli sciolti e poveri, terreni collinari ed un clima particolarmente siccitoso e torrido

VERMENTINO
colore giallo paglierino con riflessi verdognoli; odore intenso,profumo fruttato di mela delicious matura, floreale di acacia, fiori di campo e mimosa, di torrefatto e di crosta di pane; gusto rotondo, secco, caldo, con un buon corpo, equilibrato, abbastanza morbido, sapido, con leggero retrogusto amarognolo.
L'introduzione in Sardegna parrebbe risalire al XIX secolo, poichè non risulta menzionato tra i vitigni coltivati nell'Isola, almeno sino alla fine del 1900.Si potrebbe ipotizzare l'introduzione del vitigno in un'epoca più remota, in cui però, almeno inizialmente, non assumeva importanza di rilievo.
In passato Il Vermentino veniva utilizzato anche come uva da tavola.
Tra i vini bianchi sardi, assume l'importanza che il Cannonau riveste tra i vini rossi, ed è molto apprezzato sia dal consumatore locale che da quello extraisolano.

Viene prodotto prevalentemente in Gallura, ma interessa anche altre zone della Sardegna: Nurra, Logudoro ed i Campidani di Cagliari e Oristano.

SEMIDANO
colore giallo paglierino carico (ma anche scarico), limpido e lucente, con riflessi dorati; profumo vinoso, intenso, lievemente fruttato e floreale con sentori esotici, cedrini con cenni di ginestra; sapore secco, morbido, intenso, sapido, fine.
In passato era un vino bianco da dessert, secco, invecchiato 8-10 mesi, con una gradazione alcolica che si aggirava sui 13 gradi; adesso è stato riproposto come vino bianco da pasto, ma anche come spumante Brut.
La produzione interessa in modo particolare la zona di Mogoro nell'Oristanese e alcuni comuni dell'Alta Marmilla.
Nelle zone calde ed in terreni argilloso-silicei produce vini delicati, aciduli, di media alcolicità; nei terreni calcarei i vini sono più alcolici, meno aciduli e ricchi di profumo

NURAGUS

colore paglierino, con riflessi verdognoli; profumo tenue ed elegante, tendente al "fruttato" (evidenzia la mela ancora acerba); gusto acidulo, tendente all'armonico, specie nei prodotti con grado alcolico più elevato.
E' già di pronta beva a 5/6 mesi, ad un anno è in piena maturazione e non si adatta all'invecchiamento.

I Vini Nuragus maggiormente caratterizzati e dotati di migliori credenziali qualitative sono generalmente quelli ottenuti con uve prodotte in aree calcaree e marnose.
Prodotto nelle province di Cagliari e Oristano, e in alcuni comuni della provincia di Nuoro, attualmente il Nuragus è il secondo vino bianco sia come quantità prodotta che come fatturato, dopo i Vermentini (Sardegna e Gallura).


MALVASIA
colore dorato più o meno carico; profumo intenso, aromatico, con sentori di fiori di mandorlo, si evolve in espressioni eteree di frutta secca e mandorle tostate; gusto che va dal secco al dolce, caldo d'alcool, discretamente fresco di acidità, sapido, morbido, di buon corpo, intenso e persistente.

Malvasia di Bosa e Malvasia di Cagliari
La Malvasia di Bosa, rispetto a quella di Cagliari, si distingue per il colore giallo paglierino più intenso e per la gradazione generalmente più elevata, dovuta ad un invecchiamento prolungato (tre anni) e alla maturazione più spinta delle uve.
Spumante
Dalle stesse uve viene prodotta anche un'altra tipologia: uno spumante Demi Sec del tipo aromatico, a gradazione alcolica media (9-10% Vol.).

NASCIU
profumo intenso, etereo, muschiato, sentori di frutta fresca e sottobosco; gusto dal secco al dolce, piuttosto caldo d'alcool, discretamente fresco di acidità, sapido, rotondo, di corpo pieno, intenso e persistente.
La componente "muschiata", specifica di tale vino, specie se accoppiata da un sufficiente residuo zuccherino esalta i pregi organolettici del prodotto.

VERNACCIA
colore giallo, ambrato con l'invecchiamento; profumo delicato, etereo, penetrante, intenso; sapore secco, pieno, asciutto, sottile, caldo, tonico, molto intenso con retrogusto nettamente mandorlato e amarognolo.
Prodotto principalmente nella bassa valle del Tirso, è il vino da dessert più diffuso in Sardegna. Predilige terreni alluvionali, profondi, freschi, di buona fertilità e clima caldo.
Unitamente al Cannonau rappresenta il prodotto più rinomato della storia enologica sarda e vanta riconoscimenti anche in campo internazionale.
Al ridimensionamento del potenziale quantitativo, operato negli ultimi vent'anni per la contrazione della domanda, ha corrisposto un ulteriore affinamento qualitativo delle produzioni, considerato oggi decisamente pregevoli.
Il carattere distintivo del vino Vernaccia è legato alla naturalità compositiva e organolettica del prodotto, per la mancanza di alcolizzazione o arricchimento.

TRATTO DA VISITSARDINIA

PRIMI - SECONDI - DOLCI - FORMAGGI